
{"id":199,"date":"2016-08-30T12:00:38","date_gmt":"2016-08-30T11:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.munerotto.it\/?p=199"},"modified":"2016-08-30T12:02:25","modified_gmt":"2016-08-30T11:02:25","slug":"il-rimedio-e-la-pov-sobrieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.munerotto.it\/?p=199","title":{"rendered":"Il rimedio \u00e8 la pov&#8230; sobriet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.munerotto.it\/il-rimedio-e-la-pov-sobrieta\/ho_ergo_sum\/\" rel=\"attachment wp-att-201\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-201\" src=\"https:\/\/www.munerotto.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ho_ergo_sum-300x73.png\" alt=\"Ho_ergo_sum\" width=\"300\" height=\"73\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019articolo apparve il 30 giugno 1974, ed \u00e8 straordinario; risente dei suoi 40 anni ma con poche modifiche lessicali dice le cose che ripetiamo tutti i giorni.<\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 una modifica di un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul \u201cCorriere della sera\u201d dal 1974 al 1975 (la versione originale si pu\u00f2 leggere all\u2019<a href=\"http:\/\/www.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=77560&amp;typeb=0\">indirizzo<\/a>). Si trova nell&#8217;antologia &#8220;Dobbiamo disobbedire&#8221;, a cura di Silvio Perrella, edita da Adelphi. Questo articolo apparve il 30 giugno 1974.<\/em><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<hr \/>\n<p>Questa volta non risponder\u00f2<em> ad personam<\/em>, parler\u00f2 a tutti, in particolare per\u00f2 a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: \u00abI poveri hanno sempre ragione\u00bb, scritta alcuni mesi fa, e quest\u2019altra: \u00abil rimedio \u00e8 la povert\u00e0. Tornare indietro? S\u00ec, tornare indietro\u00bb, scritta nel mio ultimo articolo.<br \/>\nPer la prima volta hanno scritto che sono \u201cun comunista\u201d, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di \u201cconsumare\u201d.<\/p>\n<p>Lettori, chiamiamoli cos\u00ec, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c\u2019\u00e8 produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall\u2019altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d\u2019accordo nel dire che il consumo \u00e8 benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.<\/p>\n<p>Il nostro paese si \u00e8 abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perch\u00e9 i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e cos\u00ec il senso pi\u00f9 profondo e storico di \u201cclasse\u201d. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) \u00e8 insopportabile. La quantit\u00e0 di cibo \u00e8 enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra \u201cideologia\u201d nazionale, specialmente nel Nord, \u00e8 fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo <em>[i supermarket, che si erano diffusi, come spiega il <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/SoleOnLine4\/Tempo%20libero%20e%20Cultura\/2008\/11\/storie-storia-nasce-supermarket.shtml?uuid=8d541176-b174-11dd-a2cc-0465e4caf252&amp;refresh_ce=1\">quotidiano di Confidustria<\/a> ndr].<\/em> La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina <em>[nel 1974 c\u2019era la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crisi_energetica_(1973)\">crisi energetica<\/a> ndr]<\/em>. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell\u2019acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla gi\u00e0 di accaparrare cibo e vestiti. Questo \u00e8 oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla sobriet\u00e0.<br \/>\nSobriet\u00e0 non \u00e8 miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. sobriet\u00e0 non \u00e8 \u201ccomunismo\u201d, come credono i miei rozzi obiettori di destra.<\/p>\n<p>Sobriet\u00e0 \u00e8 una ideologia, politica ed economica. sobriet\u00e0 \u00e8 godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Sobriet\u00e0 e necessit\u00e0 nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria \u00e8 la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua \u00e8 l\u2019automobile, le motociclette, le famose e cretinissime \u201cbarche\u201d.<\/p>\n<p>Sobriet\u00e0 vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ci\u00f2 che si compra, del rapporto tra la qualit\u00e0 e il prezzo: cio\u00e8 saper scegliere bene e minuziosamente ci\u00f2 che si compra perch\u00e9 necessario, conoscere la qualit\u00e0, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. sobriet\u00e0 vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.<\/p>\n<p>Sobriet\u00e0 \u00e8 assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l\u2019olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Sobriet\u00e0 significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno pi\u00f9 distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perch\u00e9 la nostra sola cultura \u00e8 l\u2019uniformit\u00e0 piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cio\u00e8 colto), non sa pi\u00f9 distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perch\u00e9 non ha pi\u00f9 sobriet\u00e0.<br \/>\nIl nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello\u00a0e poi vai a letto, \u00e8 la nostra preghiera serale) <em>[Carosello non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma adesso i programmi tv sono interrotti dai \u201cconsigli per gli acquisti ndr]<\/em> e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese \u00e8 un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non \u00e8 pi\u00f9 uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, \u00e8 qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come \u00e8 riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l\u2019illusione della ricchezza e invece sono schiavit\u00f9. Il nostro paese \u00e8 pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perch\u00e9 la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.<\/p>\n<p>Il nostro paese \u00e8 un\u2019enorme bottega di stracci non necessari (perch\u00e9 sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli \u201cetichettati\u201d che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si \u00e8 avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a <em>flatus vocis<\/em>\u00a0ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.<\/p>\n<p>I giovani \u201ccomprano\u201d ideologia al mercato degli stracci ideologici cos\u00ec come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cio\u00e8 per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono pi\u00f9 niente, non conoscono la qualit\u00e0 delle cose necessarie alla vita perch\u00e9 i loro padri l\u2019hanno voluta disprezzare nell\u2019euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa et\u00e0 (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, \u00e8 obbligo obbedire, non importa quale sia la loro \u201cqualit\u00e0\u201d, la loro necessit\u00e0 reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c\u2019\u00e8 di tutto, vedi l\u2019estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l\u2019\u00e9lite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all\u2019opposizione.<\/p>\n<p>L\u2019obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del <em>grand march\u00e9 aux puces<\/em> ideologico e politico di questi anni. Oggi, i pi\u00f9 snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.<\/p>\n<p>La sobriet\u00e0 \u00e8 il contrario di tutto questo: \u00e8 conoscere le cose per necessit\u00e0. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che sobriet\u00e0 \u00e8 anche salute fisica ed espressione di se stessi e libert\u00e0 e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perch\u00e9 la qualit\u00e0 della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.<\/p>\n<p>[&#8230;] La sobriet\u00e0, infine, si cominci a impararlo, \u00e8 un segno distintivo infinitamente pi\u00f9 ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una propriet\u00e0 privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salver\u00e0 il nostro paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019articolo apparve il 30 giugno 1974, ed \u00e8 straordinario; risente dei suoi 40 anni ma con poche modifiche lessicali dice le cose che ripetiamo tutti i giorni. 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