Il rapporto dei druidi economisti al 3%

Il 3? Come si fosse usata la ruotaa della fortuna delle sagre, poi gli economisti hanno sfornato tante teorie per giustificare quella cifra.
Il 3%? Come si fosse usata la ruota della fortuna delle sagre, poi gli economisti hanno sfornato tante teorie per giustificare quella cifra.


Ormai lo sanno anche i sassi: quando è stato firmato il trattato di Maastricht che istituiva l’euro è stato scritto che i paesi aderenti al trattato dovevano avere un rapporto fra deficit e PIL non superiore al 3%.

Si devono conoscere due parole

  • deficit Lo Stato spende, spende e spende ancora, finiti i soldi continua spendere: il deficit è quel numero che indica la cifra spesa dopo che sono terminati i soldi: su wikipedia
  • PIL Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è la somma del valore economico di tutti i beni e servizi prodotti all’interno del paese: su wikipedia

Vincolo di bilancio è il vincolo per uno stato di tenere il rapporto deficit/PIL sotto una soglia. Il rapporto è la semplice divisione → deficit/PIL

Dalla nota dell’ISTAT apprendiamo che negli anni 2010, 2011, 2012, 2013 il deficit è stato di, rispettivamente, 69.919, 59.112, 47.356, 47.345 . Nel 2012 e 2013 si è arrivati al 3%, che è quanto richiesto per l’Eurozona.

La soglia è il 3% ed è determinata dal trattato di Maastricht.

3%? E perché non 4, 5 o 6? Ci sarà stato un consesso di druidi super-economisti per decidere il 3%… Ed invece no! Lo fa vedere la puntata di Rai3 Report http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02d2c6a5-4ce3-4686-a640-3aedd500c11e.html (al 00:08:37), è stata una cosa del tutto casuale!

Quando è stato richiesto da Trichet agli economisti francesi la Francia aveva quel rapporto e non si stava male, così quel numero è stato inserito come vincolo nel trattato di Maastricht. I governi nazionali lo hanno ratificato e se non si rispetta quella soglia si accetta di venir sanzionati.

È per stare sotto la soglia del 3% che si risparmia più che si può.

Finora le scelte della politica sono state i cosiddetti tagli lineari. Ossia tagliare del x% i fondi destinati a quella certa cosa, indipendentemente degli effetti che questo possa provocare: si tagliano i posti letto in ospedale, le ristrutturazioni alle scuole, i maestri di sostegno non ci sono più, le forze dell’ordine non hanno neanche i soldi per la benzina, l’edilizia pubblica è sempre ferma, contributi per il fotovoltaico, … La scelta di dove spendere meno è puramente politica: in campagna elettorale sono tutti a dire che i tagli ed i sacrifici devono valere per tutti; ma solo per attrarre voti: una volta sullo scranno fanno quel che vogliono! (Non esiste un cittadino, uno, che voglia più pensione ai parlamentari per avere una ambulanza in meno.)

 

Il 3% ci strozza, ci soffoca, ci fa stare peggio, e per chi? Quelli che hanno da perdere se dovessimo sforare il 3% e, piuttosto che pagare la multa, uscissimo dall’euro, non sarebbero i cittadini (come vogliono far credere gli economisti pagati per far questo terrorismo) ma le banche, soprattutto quelle del nord-europa. Faranno con l’Italia come stanno facendo con la Grecia: una volta riavuti i loro soldi, potranno anche lasciar affondare fuori dall’eurozona.

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